Il mal di schiena
- Il Ricordo di Sé
- 23 mar
- Tempo di lettura: 2 min

Sono rientrato da un viaggio col mal di schiena, una vecchia conoscenza. Mancanza dei miei esercizi fisici quotidiani, viaggi in aereo, aria condizionata, luna nuova...tutto ha contribuito.
In genere mi ci vuole più o meno una settimana per riprendermi completamente dalla fase acuta. Nulla di estremo, figuriamoci, però si tratta di qualcosa che arriva nella propria esperienza e che, come ogni altro evento può (o deve) essere usato per la presenza.
La prima cosa che un disagio del genere offre, è la necessità di rallentare l'attività del proprio centro motorio. 'Rallenta', è sempre un utile io di lavoro per aggiustarsi alla velocità del presente. Certo si può essere in immaginazione andando lentamente, ed è possibile essere presenti quando si agisce velocemente, quando il momento richiede un'attività più spedita e complessa - ma è più difficile. Come scriveva Ouspensky, è meglio imparare a nuotare in acque calme.
Rallentare significa essere in grado di apprezzare e relazionarsi in modo più profondo con le piccole cose della quotidianità, legarsi le scarpe per esempio, piuttosto che avere scopi troppo grandi come 'rallentare il proprio stile di vita'.
Ogni gesto che ripetiamo migliaia di volte e a cui spesso siamo addormentati, dona alla consapevolezza la possibilità di riconoscersi in ogni cosa. Per usare le parole del mio maestro, 'al terzo occhio piace appoggiare il bicchiere sul tavolo con presenza - è un'esperienza molto umile, ma reale'.
Vedere le esperienze della propria vita come quello di cui abbiamo esattamente bisogno per la nostra evoluzione è un atteggiamento che va imparato, e che rende più semplici, invitandoci a non essere guidati solo dal 'mi piace o non mi piace'.
Con il tempo diventa visibile che l'atteggiamento è un'impalcatura che aiuta a creare lo spazio per la consapevolezza - essa semplicemente esiste, al di là del giudizio che i centri inferiori continueranno ad avere su tutto ciò che accade.
"D’ora in poi non voglio più cercare la fortuna, io sono la fortuna,
D’ora in poi non voglio più lamentarmi, non più rimandare, né aver bisogno di nulla,
Ma forte e felice io cammino per la strada aperta...
Questa è la profonda lezione dell'accettazione - né preferenza né diniego."
Walt Withman
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