L'annunciazione
- Il Ricordo di Sé
- 31 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Ieri sono andato a vedere un museo con altri studenti. Quello di guardare all'arte è sempre un modo pratico che la scuola di cui faccio parte utilizza per la presenza.
Ci sono diversi punti di vista al riguardo.
Uno è che l'arte educa al guardare intenzionalmente a immagini che contengono idrogeni superiori. L'arte antica infatti, almeno fino a un certo punto, ha avuto lo scopo di passare un messaggio oggettivo, che via via si è perduto con l'arte moderna e contemporanea, e di invitare a uno stato di presenza. Un certo grado di conoscenza è utile, che dia un contesto, ma l'aspetto intellettuale non deve prendere troppo spazio, per non intrappolarci di nuovo nei molti io.
È utile avere dei riferimenti sul simbolismo oggettivo; nelle opere d'arte vengono infatti rappresentate parti di noi: in genere sé inferiore, nove di cuori e maggiordomo, centri superiori. Guardare con presenza a un dipinto o a una scultura, rispecchia il nostro lavoro interiore, ricordandoci quello che siamo e quello che non siamo.
Nel museo che ho visitato ieri c'erano molti riferimenti religiosi, in particolare annunciazioni dell'angelo a Maria. Nella simbologia Maria è il nove di cuori, l'alleato per il risveglio dentro la macchina, la parte che genererà Gesù, il maggiordomo. L'angelo sono i centri superiori che si rivelano all'unica parte della macchina in grado di comprenderli.
Tutto questo diventa pratico quando lo riconosciamo dentro di noi. Infatti non servirebbe che fossero avvenute mille annunciazioni se non le riconoscessimo attraverso la nostra esperienza. Mi fa sorridere Rodney Collin quando scrive che se un angelo si manifestasse oggi secondo l'iconografia usuale, probabilmente penseremmo che c'è un guasto con la televisione.
Ieri mentre salivamo le scale per andare al piano superiore del museo, un bambino, nel tentativo di superarci, ha saltato gli scalini a due a due ed è inciampato cadendo. In quell'istante abbiamo riconosciuto un'annunciazione, per pochi istanti i molti io si sono zittiti, e un altro livello di essere è diventato disponibile.
I centri superiori sono sempre attivi, è l'identificazione con l'attività dei centri inferiori che ci nasconde questa realtà, così spesso per ricordare il Sé abbiamo bisogno di piccoli shock come questo, di cui è ricca la nostra giornata - una voce che grida all'improvviso (o un silenzio improvviso), uno sguardo inatteso, una folata forte di vento, un tuono, la realizzazione del cinguettare degli uccelli mentre camminiamo in città. Più sensibili si è, più ogni cosa che ci circonda, per usare le parole del mio maestro, 'ci sussurra di essere', crea un piccolo corto circuito nell'inerzia dei centri inferiori.
Un piccolo spazio di silenzio in cui rimane solo ciò che osserva.
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