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Tutto quello che dice 'io'

  • Immagine del redattore: Il Ricordo di Sé
    Il Ricordo di Sé
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

"Ricorda, tutto quello che dice 'io', non sei tu", ha detto più volte il mio maestro.


È un principio semplice, ma complesso da realizzare nella sua portata, e ricordare nel nostro vissuto quotidiano. Eppure, già da solo, sarebbe probabilmente un atteggiamento sufficiente per fare gran parte del lavoro: osservare ciò che non siamo - i molti io - ed evocare ciò che siamo - uno stato che sfugge ai pronomi.


Quando si parla di 'identificazione', ciò che costituisce il sonno del secondo stato di coscienza, è identificazione con il senso di 'io'. La nostra famiglia, il nostro lavoro, ciò che ci piace o non ci piace, il posto dove siamo nati o viviamo, le nostre abitudini e routine quotidiane, i nostri lamenti espressi o meno, le emozioni negative - tutto ci mette la parola 'io' addosso.


Nella nostra scuola abbiamo avuto in certi periodi l'esercizio di non dire 'io'; probabilmente funziona meglio in lingue come l'inglese, in cui l'uso del pronome è necessario; in italiano spesso viene omesso. Tuttavia si può essere vigili anche a quando ci ascoltiamo dire: "Secondo me...", "Credo...", o forti affermazioni, come "Non è così!", "Sono sicuro!", "Sbagli!" Riconoscere che siamo fatti di opinioni imparate o prese a prestito, che a ben vedere contraddicono altre parti di noi.


In certi momenti diventa chiaro che è strano identificare con la parola 'io' Giacomo, con il suo vissuto, qualità, mancanze; in tanti altri i molti io si prendono l'identità, stimolati da eventi esterni o interni, tenendomi nell'illusione di essere uno.


Nella Quarta Via, per chi vuole andare più a fondo nel problema, è richiesta la fortuna di comprendere l'impossibilità di farcela da soli, quindi la necessità di aiuto esterno, una certa conoscenza, la creazione in noi di un 'io' osservatore che, dopo molto tempo, si evolve in un maggiordomo nei suoi vari gradi. Esso è capace di vedere e controllare i centri inferiori per lasciare che il vero 'Io' appaia. Una qualità del maggiordomo è di sapere che non lui è il padrone (non a caso la 'sua voce' non usa 'io', ma si esprime con inviti o ordini, come 'cammina più lentamente!', 'Non gesticolare!', 'Guarda con presenza!') e sa uscire di scena ogni volta che questo appare. Come Gesù che muore sulla croce perché la risurrezione avvenga, o Mosè che non potrà mai vedere la terra promessa per cui tanto ha viaggiato.


"Certo è strano non abitare più sulla terra,

non più seguir costumi appena appresi,

alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa

non dar significanza di futuro umano;

quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose

non esserlo più, e infine il proprio nome

abbandonarlo, come un balocco rotto.

Strano non desiderare quel che desideravi. Strano

quel che era collegato da rapporto

vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso

esser morti;

quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco

un po’ d’eternità."


Rainer Maria Rilke

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